la frusta di Francesco

papa curia Sotto l’austera volta affrescata della Sala Clementina in vaticano – davanti alla curia riunita per lo scambio degli auguri – Francesco chiede un esame di coscienza in questo periodo penitenziale di avvicinamento al Natale – e snocciola un elenco impietoso, un catalogo di ben 15 probabili malattie curiali alle quali il governo centrale della chiesa, come ogni corpo, è esposto.  Mentre prosegue il lavoro dei 9 cardinali da lui incaricati di individuare il profilo di una macchina curiale piu’ snella e funzionale al servizio del romano pontefice – Francesco mette in cima alla lista la malattia di chi si sente indispensabile o immortale, e che per questo mal sopporta la trasparenza.  “La malattia del sentirsi “immortale, immune  o addirittura indispensabile – scandisce il papa –  trascurando i necessari e abituali controlli.” “Una Curia che non si autocritica, che non si aggiorna è inferma” avverte il pontefice.

Ma sono tante le malattie da combattere: l’alzheimer spirituale: il declino progressivo delle facoltà spirituali che causa gravi handicap alla persona;  il cuore di pietra di chi si nasconde sotto le pratiche burocratiche; l’eccessiva pianificazione di chi cerca di addomesticare la libertà dello Spirito; la rivalità e la vanagloria; la schizofrenia esistenziale e l’ipocrisia di coloro che vivono una doppia vita. La frusta di Francesco torna a colpire quello che definisce “il terrorismo delle chiacchiere” che trasforma le persone in seminatori di zizzania. Francesco mette all’indice la pesantezza di chi ha troppi beni, i circolo chiusi definiti “un cancro” che minaccia l’armonia della chiesa e produce scandali, la malattia dell’esibizionismo. E ancora, la mancanza di spirito di squadra, la tendenza a divinizzare i capi e a corteggiare i superiori sperando di ottenere benevolenza, la malattia di chi è indifferente verso gli altri, quella della faccia funerea, un pessimismo sterile, sintomo di paura e insicurezza “persone burbere e arcigne, le quali ritengono che per essere seri occorra dipingere il volto di malinconia, di severità e trattare gli altri – soprattutto quelli ritenuti inferiori – con rigidità, durezza e arroganza.” “Non perdiamo dunque quello spirito gioioso, pieno di humor, e persino autoironico, che ci rende persone amabili, anche nelle situazioni difficili. Quanto bene ci fa una buona dose di sano umorismo!”

Ma ce n’è anche per i dipendenti laici che Francesco ha voluto incontrare subito dopo nell’Aula Nervi: a loro chiede di “trasformare questo santo Natale in una vera occasione per “curare” ogni ferita e per “curarsi” da ogni mancanza», evitando soprattutto di dare spazio a invidie, rancori, critiche. E aggiunge “Io so che alcune volte, per conservare il lavoro, si sparla di qualcuno, per difendersi. Io capisco queste situazioni, ma la strada non finisce bene. Alla fine saremo tutti distrutti tra noi, e questo no, non serve. Piuttosto, chiedere al Signore la saggezza di saper mordersi la lingua a tempo, per non dire parole ingiuriose, che dopo ti lasciano la bocca amara. Al termine è lo stesso Francesco a mettersi  in discussione. “Non voglio finire queste parole di augurio senza chiedervi perdono per le mancanze, mie e dei collaboratori, e anche per alcuni scandali, che fanno tanto male. Perdonatemi.”

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~ di Giovan Battista Brunori su 17 gennaio 2015.

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