addio ad Elio Toaff, l’uomo del dialogo

toaffSe n’è andato un uomo che ha visto la morte in faccia durante le persecuzioni antiebraiche, ma non ha mai perso il sorriso, la fiducia nell’uomo, la speranza in un mondo migliore. Grande commozione al Tempio maggiore di Roma per la scomparsa di Elio Toaff, che ha guidato dal 1951, per mezzo secolo, la comunità piu’ antica d’occidente. Un grande italiano, un gigante del nostro tempo lo ha definito il premier Matteo Renzi, primo tra le autorità a rendergli omaggio la notte scorsa. I funerali, nel pomeriggio nella sua livorno, la città tollerante e cosmopolita nella quale era nato il 30 aprile 1915. Sposato con Lia Luperini, dalla quale ha avuto quattro figli, ha sopportato l’umiliazione delle leggi razziali. Si e’ laureato a fatica in giurisprudenza all’universita’ di Pisa nel 1938, perche’  nessun docente voleva dare la tesi ad un ebreo. L’anno dopo consegue il titolo di rabbino. Colto, affabile, sempre allegro, Elio Toaff ha fatto conoscere ed apprezzare l’ebraismo nel nostro paese. Dal padre Alfredo – allievo del grande rabbino di Livorno Elia Benamozegh, pietra miliare nel dialogo tra ebrei e cristiani –  aveva imparato a non respingere mai il dialogo.  Entrato come partigiano nella resistenza sui monti della Versilia, catturato dalle SS, gli viene ordinato di scavarsi la fossa, ma lui si rifiuta, e preferisce raccogliersi in preghiera. Un capitano lo nota e lo fa fuggire. “La preghiera mi ha salvato” dirà poi Toaff. C’era lui, nel 1963 in piazza San Pietro, a piangere la morte di Giovanni XXIII, che aveva cancellato l’antica accusa di deicidio. C’era Toaff nel 1986 ad accogliere il primo papa dopo San Pietro ad entrare in una sinagoga e a definire gli ebrei “fratelli maggiori”. E’ sempre lui a vedere l’inizio di rapporti diplomatici tra il vaticano e lo Stato d’Israele. Ha avuto l’onore di essere citato nel testamento di un romano pontefice, quello di Karol Wojtyla.

Guarda il servizio del Tg2

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~ di Giovan Battista Brunori su 20 aprile 2015.

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