P. Lombardi: “Il libro di Brunori si legge d’un fiato”

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Da www.fondazioneratzinger.va

Appunti per la Presentazione del libro di Giovan Battista Brunori, Benedetto XVI. Fede e profezia del primo Papa emerito della storia, Ed. Paoline, 2017. Di p.Federico Lombardi, s.j.    Roma 4 maggio 2017, Libreria Paoline, Roma 
Sono lieto di presentare quest’opera, significativa fra le non poche pubblicazioni a cui abbiamo dato il benvenuto in occasione del recente 90° compleanno di Joseph Ratzinger / Benedetto XVI.
Una Biografia con ampio spazio dedicato al pontificato
Quella di Brunori è una Biografia, parla di tutta la vita di Joseph Ratzinger.
Avevamo precedentemente in italiano già a disposizione una importante Biografia, quella di Elio Guerriero, che a mio avviso rimane e penso rimarrà fondamentale, ma in certo senso è per “specialisti” e richiede molto impegno per la lettura, soprattutto perché dedica ampio spazio alla spiegazione approfondita dei contenuti degli interventi teologici e dei testi di Ratzinger. Quindi non si può considerare di lettura agevole per un ampio pubblico. Perciò Brunori con la sua opera, scritta con la penna agile del giornalista, è benvenuto. Il suo libro si legge quasi d’un fiato.
Si verifica ancora una volta l’importanza della lettura complessiva della vita per comprendere meglio la persona e il pontificato stesso (recentemente l’Autrice di un ampio documentario su Ratzinger mi diceva: lavorando al documentario sulla sua vita mi sono liberata da una lettura stereotipata).
Brunori dedica tuttavia nel suo libro una parte maggiore agli otto anni circa del pontificato: si tratta quindi di una biografia, ma con maggior spazio dato al pontificato. (Per dare un’idea comparativa molto sommaria: Guerriero dedica oltre 300 pagine a prima del pontificato e circa 150 al pontificato; Brunori 150 al prima, 200 al pontificato).
Come dice lo stesso Autore nell’Introduzione (che è importante per capire l’impostazione e lo spirito dell’opera) la sua è una “biografia di fatti”; ma osservo che sa presentare adeguatamente anche i contenuti del pensiero e dell’insegnamento nei loro aspetti più rilevanti: i grandi discorsi (Regensburg, Parigi, Londra, Berlino) e le encicliche sono presentati bene, non superficialmente.
Le fonti
Per tutta la prima parte, fino alla nomina ad Arcivescovo di Monaco, giustamente Brunori si appoggia largamente su “La mia vita” di Ratzinger, che è un testo fondamentale per conoscerlo. Scritta a 70 anni, riguarda i primi 50 anni della sua vita. Ma usa anche giustamente, per integrare quando opportuno, la testimonianza del fratello maggiore Georg.
Giustamente fa anche ampio uso delle grandi interviste in forma di libro, di Messori e Seewald, anche per il pontificato (Luce del mondo è una fonte importante). Buoni appoggi sono anche la Biografia di Guerriero e il Libro di Regoli sul pontificato, e naturalmente Brunori dimostra di conoscere bene anche gli altri scritti più attendibili in italiano su biografia e pontificato.
Ma l’Autore ha anche compiuto personalmente una serie importante di interviste con testimoni significativi (Horn, Gennarini, Fisichella, Riccardi, Tornielli, Gotti Tedeschi, Herranz, Bemporad…), che vengono molto ben utilizzate, per cui si vede che non c’è solo un lavoro compilativo su altre fonti anche un contributo originale di ricerca e di verifica seria, che permette di apportare osservazioni utili e profonde anche se non si hanno “scoperte” clamorose.

Osservazioni su alcuni temi che considero particolarmente importanti.
La vicenda degli abusi sessuali
È trattata bene nel capitolo 11, che si pone nella parte precedente al Pontificato. Tratta soprattutto del caso Maciel e dei problemi affrontati durante il servizio alla Congregazione della Fede, ma con cenni anche al seguito. Osservo che questo problema ha un peso molto grande anche durante tutto il periodo del Pontificato. La impostazione data da Ratzinger alla questione degli abusi sessuali – che è la “croce” principale del pontificato (in questo sono d’accordo con Guerriero, perché la considero una croce assai maggiore e più profondamente dolorosa delle altre difficoltà o incidenti di percorso,
Vatileaks compreso), perché è confronto diretto con il mistero del male nella Chiesa, un male orribile che fa soffrire i piccoli – è molto importante: è un merito “storico” di Benedetto XVI nella vicenda della Chiesa, portato su di sé con umiltà e sincerità totale. Con completezza di prospettiva: soffrire con le vittime, stabilire la verità e la giustizia con le misure per gli offensori, dare le norme appropriate, favorire la formazione, la conversione, la prevenzione, la cultura della protezione. Se ne è parlato molto, ma credo che questo merito di Benedetto XVI vada ridetto con chiarezza, sia in risposta a chi paradossalmente ha cercato di dipingerlo come coinvolto e corresponsabile, sia per
mettere in luce un aspetto sostanziale della “riforma” della Chiesa nella sua dimensione profonda espirituale di conversione permanente (mentre di solito si pensa troppo alla sola riorganizzazione della Curia…).
Dialogo fra fede e ragione
Brunori coglie bene l’importanza del dialogo tra ragione e fede, cruciale per il nostro tempo, e fa una osservazione che trovo significativa e azzeccata, poiché ne mette in luce il legame con la interpretazione e l’attuazione del Concilio Vaticano II. Questo Benedetto XVI lo fa in uno dei suoi primi discorsi in certo senso “programmatici”, cioè il suo famoso primo discorso alla Curia Romana per il Natale 2005: “Il dialogo tra ragione e fede, oggi particolarmente importante, in base al Vaticano II ha trovato il suo orientamento. Adesso questo dialogo è da sviluppare con grande apertura mentale, ma anche con quella chiarezza nel discernimento degli spiriti che il mondo con buona ragione aspetta da noi proprio in questo momento” (22.12.2005, cit. a p.221).
Il rapporto speciale con gli ebrei
Si nota una competenza e una attenzione specifica sul rapporto con gli ebrei (sia nelle difficoltà – caso Williamson, preghiera del Venerdì Santo -, sia ancor più negli aspetti del rapporto positivo profondo). Si vede che Brunori sa come il mondo ebraico reagisce, ma soprattutto anche come apprezza le posizioni di Ratzinger. A questo dedica il Capitolo 33. Brunori fa notare, ad esempio, che Ratzinger è in continuità con Giovanni Paolo II ma anche profondamente innovativo: così “sostituisce l’espressione – pur bella ma non gradita a una parte del mondo ebraico – di ‘fratelli maggiori’ con quella ‘padri nella fede’”(p.386). Nel discorso alla Sinagoga di Roma (17.1.2010) Papa Ratzinger insiste sulla testimonianza comune di cristiani ed ebrei per Dio nel mondo attuale: “Nel mondo molti non conoscono Dio o lo ritengono superfluo…Risvegliare nella nostra società l’apertura alla dimensione trascendente, testimoniare l’unico Dio è un servizio prezioso che ebrei e
cristiani possono e devono offrire assieme” (p.389). Il rabbino Jack Bemporad, intervistato da Brunori, ricordando e commentando la Prefazione del card. Ratzinger all’importantissimo documento della Commissione biblica: Il popolo ebraico e le sue Sacre Scritture nella Bibbia cristiana , affermava che tale Prefazione “è qualcosa di fantastico” non è un’introduzione generica e superficiale, ma è molto importante per il dialogo, in particolare quando afferma che la lettura giudaica della Bibbia “è una lettura possibile” e che “i cristiani possono imparare molto dall’esegesi giudaica praticata per duemila anni; a loro volta i cristiani sperano che gli ebrei possano trarre utilità
dai progressi dell’esegesi cristiana” (p.391). Se ricordiamo con quanta forza e decisione nella famosa “Lettera ai vescovi” successiva al “caso Williamson” Benedetto XVI reagisce alle accuse di non essere stato attento al mondo ebraico, comprendiamo come ha fatto bene Brunori a rilevare questo aspetto in un modo specifico e approfondito.
Il Libro su Gesù
Il Capitolo 30: “La professione di fede del ‘Papa professore’” tratta della trilogia su Gesù. Lo ritengo un capitolo essenziale per la comprensione di Benedetto XVI e del suo pontificato, e direi che è molto ben fatto. Brunori riporta ad esempio alcune osservazioni molto utili e belle di Mons. Gaenswein sulla gioia, il sollievo che viene al Papa dal lavoro su questo libro, generalmente il martedì, quando cerca di mantenersi più libero dagli altri impegni: “il giorno seguente lo si vede più sereno, più concentrato sulle incombenze e le decisioni da prendere” (p. 337). Personalmente sono stato anche colpito da quanto dice Benedetto XVI stesso nelle Ultime conversazioni. Rispondendo
alla domanda di Seewald: “Si potrebbe dire che questo lavoro ha costituito un’insostituibile fonte di energia per il suo pontificato?”, Benedetto afferma: “Certo. Per me è stato quel che si dice un attingere costantemente acqua dal profondo delle fonti” (UC, p.194). Guerriero definisce il libro “la grazia del pontificato” e dice che questa espressione proviene da un suo colloquio con Benedetto XVI. La conclusione della trilogia è a mio avviso profondamente connessa con la conclusione del
pontificato, la data della Premessa del Papa al terzo volume è infatti il 15 agosto 2012, cioè il tempo estivo in cui egli è giunto alla decisione definitiva sulla rinuncia. Il card. Herranz, nella sua testimonianza data a Brunori, parla dell’importanza che Benedetto XVI dava al libro su Gesù e alla gioia di averlo potuto finire (p.340). Il card. Bertone nel 2012 diceva al Papa – che aveva già deciso di rinunciare e voleva farlo prima di Natale – che doveva prima pubblicare il terzo volume: “Non intralciamo questo dono che Lei fa alla Chiesa” (intervista a Il Giornale.it, 11.2.2014).
Effettivamente fatta la presentazione del terzo volume, alla fine di novembre del 2012, anche io ebbi la sensazione che qualcosa di molto importante, la cosa a cui probabilmente il Papa teneva di più, si era compiuta. Trovo quindi ottima la conclusione del capitolo di Brunori, che dice che l’opera su Gesù, pur non essendo magisteriale “è l’appassionata e documentata professione di fede in Cristo di Joseph Ratzinger – Benedetto XVI: una missione che il 264° successore di Pietro, il “papa professore”, considera essenziale per il suo pontificato” (p.340). Giusto! Infatti la trilogia è
connessa non solo con la conclusione, ma con tutto il Pontificato, lo ha accompagnato fin dal primo giorno, essendo stata iniziata un poco prima di esso! In certo senso alla fine vorrei relativizzare la problematica della distinzione/contrapposizione fra “Papa teologo” e “Papa di governo”, dato che ogni Papa deve esercitare il ministero petrino facendo fruttare al meglio il proprio carisma e Gesù ha detto a Pietro: “Tu conferma i tuoi fratelli!”. Ovviamente anzitutto nella fede in Gesù Cristo, Figlio di Dio…

Il tema del futuro della Chiesa e della Entweltlichung
Vorrei concludere osservando una certa “inclusione spirituale” a mio avviso assai “centrata” con cui l’Autore apre e chiude la sua narrazione del pontificato di Benedetto XVI. All’inizio del pontificato Brunori mette bene in rilievo il “programma spirituale” che lo caratterizza, infine conclude il libro ricordando una pagina di Ratzinger che presenta una visione eminentemente spirituale del futuro della Chiesa: si tratta della conversazione alla Radio dell’Hessen del 1970, un testo abbastanzaimpressionante che Brunori riporta a pp. 426-7. Mi pare che in questo testo riecheggi la tematica
della Entweltlichung – la “demondanizzazione” – che Ratzinger ha proposto con continuità e fermezza, in particolare alla Chiesa tedesca, da lui ammonita di non restare troppo vincolata alla sua forte organizzazione ed efficiente burocrazia, fino ad arrivare a quel famoso discorso di Friburgo, al termine dell’ultimo viaggio in Germania, che ebbe un impatto molto forte ed echi assai contrastanti nella Chiesa del suo paese. “Demondanizzazione” è una parola che mi pare dire grande continuità
sostanziale fra Benedetto e Francesco, anche se la prospettiva di Benedetto delle “minoranze creative” e quella di Francesco del “santo popolo fedele di Dio” presentano probabilmente tonalità e provenienze culturali ed esperienziali diverse, e forse complementari…
Riascoltiamo dunque alcune frasi di quella famosa conversazione di Ratzinger del 1970: “Dopo la prova di queste divisioni uscirà, da una Chiesa interiorizzata e semplificata, una grande forza. Gli uomini saranno infatti indicibilmente solitari in un mondo totalmente pianificato. Essi sperimenteranno, quando Dio sarà per loro interamente sparito, la loro totale e paurosa povertà. Ed essi scopriranno, allora, la piccola comunità dei credenti come qualcosa di totalmente nuovo”.
Ratzinger prevede tempi difficili e di crisi ma conclude: “Ma io sono certissimo di ciò che rimarrà alla fine… la Chiesa della fede. Certo essa non sarà più la forza dominante della società, nella misura in cui lo era fino a poco tempo fa. Ma la Chiesa conoscerà una nuova fioritura e apparirà agli uomini come la patria, che ad essi dà vita e speranza oltre la morte” (p.427). Vita e speranza oltre la morte. È stato tema continuo della riflessione teologica di Ratzinger nelle varie tappe del suo itinerario, è stato il tema della sua Enciclica Spe salvi, è tema della sua preghiera attuale.
Mi pare che il libro di Brunori abbia il merito, nella completezza della narrazione, di aver colto con attenzione i temi della fede profonda di Joseph Ratzinger – Benedetto XVI nella persona di Gesù e nella vicenda della sua Chiesa.

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~ di Giovan Battista Brunori su 6 maggio 2017.

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