L’omaggio di Acerra a papa Benedetto

IMG_0432Di Antonio Pintauro, Direttore Ufficio Comunicazioni Sociali Diocesi di Acerra.

5 dicembre 2017

La rinuncia al ministero di Vescovo di Roma pronunciata l’11 febbraio 2013 da colui che oggi è il Papa emerito, è stato per i più come uno «svelamento» sul servizio petrino e magistero di Benedetto XVI, che lasciano alla Chiesa un contributo più profondo e solido di quanto abbiamo finora saputo e potuto comprendere ma dei cui frutti cominciamo a godere e ad accorgerci.

Nei giorni scorsi è stato presentato presso il Museo diocesano di Acerra il libro “Benedetto XVI. Fede e profezia del primo Papa emerito della storia”, edizioni Paoline, scritto dal vaticanista del Tg2 Giovan Battista Brunori per celebrarne i 90 anni, festeggiati il 16 aprile scorso.

La rinuncia di Benedetto XVI all’esercizio del pontificato ha mandato in frantumi l’idea che tanti si erano fatti di Joseph Ratzinger, e per il vescovo di Acerra, Antonio Di Donna, da quel giorno sono andati sempre crescendo l’«amore» e la «simpatia» per un uomo, un teologo e un Papa che molti prima non avevano capito.

Un contributo in questa direzione è dato certamente dal libro di Brunori, una «biografia dei fatti» e degli incontri che hanno segnato la vita di Joseph Ratzinger. Un libro, leggendo il quale si capisce forse meglio perché la prima enciclica di Benedetto XVI abbia per titolo “Deus caritas est – Dio è amore”, ha detto ancora il vescovo Di Donna in un Museo pieno di persone rapite dal clima di una serata con al centro la Chiesa, il suo futuro e la sua missione in questo tempo così complesso. E si capisce come la Chiesa continui ad essere saldamente nelle mani di Dio con il pontificato di Papa Francesco, perché, ha detto Di Donna, il Signore «dona il Papa adatto ad ogni momento della storia» e «negli ultimi due secoli abbiamo avuto sempre grandi pastori» della Chiesa universale.

E se l’amore è il vero volto del cristianesimo, per capire sempre meglio il Pontificato di Benedetto XVI bisogna andare a quel primo aprile 2005, vigilia della morte di Giovanni Paolo II, quando a Subiaco il cardinale Ratzinger pronuncia un discorso profeticamente “programmatico” di cui ampiamente si parla nel libro. Perché Benedetto XVI, scrive Brunori, «soprattutto ha indicato ciò che vale, che è l’orizzonte della Chiesa: il quaerere Deum, il cercare Dio, che muoveva nell’intimo i monaci benedettini che nei tempi difficili del Medioevo, con la preghiera e il lavoro nei campi, con le leggendarie biblioteche dei monasteri, erano un punto di luce, trasmettendo l’amore per la cultura, per lo studio delle Scritture e dei classici, l’amore per il canto e la musica, promuovendo lo spirito di accoglienza verso il forestiero e la collaborazione fra tutti, ponendo le basi di una cultura che è alle radici dell’Europa, oggi purtroppo sempre più fragile».

Di una Chiesa capace di tornare all’essenziale della fede ha parlato don Giorgio Capelli, direttore dell’Ufficio diocesano della cultura, per il quale il libro è «uno scrigno contenente gemme preziose del percorso umano di un uomo di fede che costituiscono una ricchezza offerta a tutti coloro che sono alla ricerca di perle e che qui ne trovano una così preziosa che vale la pena andare a comperare e leggere questo libro per offrire a se stessi un tempo di crescita, e acquisire una maturità che pochi oggi, anche se tutti i cristiani sono chiamati a questo compito, riescono a trasmettere testimoniando e insegnando, un’occasione insomma per diventare persone adulte in umanità grazie alla vera fede».

Infine, il tema del futuro della Chiesa e la profezia dell’allora cardinale Ratzinger, che in una Conferenza radiofonica del 1970, di cui il libro parla alle pagine 426/27, annunciava «tempi molto difficili» per la Chiesa costretta a fare i conti con «una crisi appena cominciata» ma dalla quale ne sarebbe uscita con «una nuova fioritura» mostrandosi «agli uomini come la patria, che ad essi là vita e speranza oltre la morte». Con una chiara precisazione: «Non la Chiesa del culto politico ma la Chiesa della fede». Un «piccolo gregge» che può fare la differenza nella nostra società, la direzione giusta nella quale camminare in un periodo così pieno di confusione.

In omaggio all’amore per la musica del Papa emerito, durante la serata sono stati eseguiti dal giovane pianista Raffaele Casaburo brani di Fryderyk Franciszek Chopin, Wolfgang Amadeus Mozart, Éric Alfred Leslie Satie.

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~ di Giovan Battista Brunori su 13 dicembre 2017.

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